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Greenpeace promuove i cittadini energetici

Recentemente mi sono prestato come testimone per la campagna a favore dei cittadini consumatori e produttori di energia così detti Prosumers o Energy Citizens promossa da Greenpeace.

Ecco quello che ne è venuto fuori…. sperando di smuovere gli indecisi.

Il tema trattato si lega con quanto da me fatto negli ultimi anni. Si veda per esempio il libretto pubblicato sul tema specifico dell’impianto solare termico.

Questa è la storia di Pasquale, che produce “energia rinnovabile fatta in casa”, ma potrebbe essere la tua.
Ci sono case che funzionano con energia pulita e autoprodotta, biblioteche che producono più energia di quanta ne consumino, e fattorie che diventano frutteti irrigati grazie al solare. Ti sembra finzione? È la realtà, e noi vogliamo che sia un diritto: questa energia è libertà!
UNISCITI anche tu al movimento per la Libertà di Energia! ☞ http://bit.ly/2jY0W9s

Funziona l’impianto fotovoltaico?

Con oggi – 7 dicembre 2016 – il nostro primo impianto solare fotovoltaico da 3 kW compie nove anni.

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Ha prodotto 28 mila 213 kWh di energia elettrica pulita fin qui con un risparmio di 19 mila 751 Kg di CO2 (emissione evitate nell’atmosfera). Nessun guasto. Il rendimento di produzione è calato leggermente, ma era previsto. Rimangono altri undici anni di conto energia e scambio sul posto e poi speriamo altri dieci di produzione energetica residua che contiamo di accumulare in qualche batteria.

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Nel 2012 abbiamo installato un secondo impianto fotovoltaico sempre da 3 kW, che va pure bene, anche se ha registrato recentemente un problema all’inverter, guasto prontamente risolto dall’efficiente intervento in garanzia del produttore.

Ancora oggi gli impianti solari rappresentano una delle poche soluzioni che le famiglie hanno per rendersi energeticamente indipendenti e pesare meno sull’ambiente. Chi può si faccia coraggio!

Le caldaia a biomasse sono ecologiche?

Prendo spunto dalla pagina di un libro di testo, in adozione alle classi seconde presso IPSIA di Portogruaro, per evidenziare un equivoco sul tema.

Copia di Libro di tecnica di Alex
argomento tratto da un libro di testo per IPSIA

Se leggete nel riquadro sotto la foto, dentro l’articolo ritagliato (quello nell’area gialla), trovate scritto: “la scelta di una caldaia a legna porta un contributo positivo all’ambiente e alla tutela del clima, in quanto durante la combustione viene ceduta la stessa quantità di anidride carbonica rispetto a quella prelevata durante il processo di crescita”.

Siete convinti? Trovate nulla di strano? Ebbene, vi aiuto. Lì si dice che bruciare biomassa legnosa è ecologico! Voi direte: ma è così, niente di più naturale. È anche incentivato dallo stato il comportamento!

Capisco, ma si tratta di un equivoco e di usi tradizionali. Purtroppo la realtà è diversa!

Innanzitutto il termine “combustione” dovrebbe allarmare da solo. Infatti tutto ciò che produce combustione (brucia) inquina per definizione.

L’equivoco sta nel fatto che: rispetto all’emissione di anidride carbonica (CO2), che è un gas ad effetto serra,  bruciare biomassa in effetti risulta neutrale (in vita le piante assorbono CO2, ma quando bruciano la emettono di nuovo). Inoltre la strategia Europea “20-20-20” di riduzione dei gas ad effetto serra, dei consumi energetici, e dell’incremento dell’utilizzo delle energie rinnovabili ha portato ad un quadro normativo che ha determinato una progressiva diffusione delle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili (in particolare, in Veneto, si sono diffuse le centrali a biomassa). Sono stati quindi incentivati anche gli impianti domestici a legna e pellet. Motivo per cui si dice che è la biomassa legnosa è un combustibile ecologico.

Purtroppo non si considerano affatto le altre emissioni nocive derivanti da combustioni, specialmente quelle incomplete come: il Benzo(a)pirene. Non ultimo, si genera anche il famigerato particolato sottile PM10 e ultrasottile PM2,5.

Il benzo(a)pirene appartiene alla classe degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), presenti nell’aerosol urbano e generalmente associati al particolato con diametro aerodinamico inferiore ai 2 micron, in grado quindi di raggiungere gli alveoli polmonari e di conseguenza il sangue.

Al momento questi inquinanti oltre ad essere degli irritanti per il naso, la gola e gli occhi, sono stati inseriti, per le loro proprietà mutagene e cancerogene, nel gruppo 1 della classificazione IARC.

Tuttavia devo dire che nell’immagine pubblicata compare un ottimo esempio di generatore di calore a biomassa legnosa (la caldaia verticale di colore giallo sulla sinistra). Si tratta un una caldaia a pirolisi (a fiamma rovescia) ad alto efficienza e basse emissioni. Se le caldaie a legna fossero tutte così, faremmo un gran salto in avanti in fatto di emissioni nocive. Purtroppo nella maggior parte dei casi ci troviamo di fronte a generatori tipo caminetti aperti e stufe a legna o pellet non certificate di tipo economico.

Ad aggravare la situazione c’è poi il capitolo manutenzioni. Pochi eseguono la corretta e regolare manutenzione di generatori di calore e canne fumarie. Questo fatto aumenta i rischi di cattive combustioni con aumento degli inquinanti ed il rischio di incendi.

Qui parliamo sia di inquinamento interno ( abitazioni) sia esterno.

Non ultimo, anche i nostri sindaci e amministratori sottovalutano il pericolo per la salute dalla presenza massiccia nei centri abitati di queste stufe, caminetti e caldaie a biomassa. Per non parlare delle grandi centrali. Anzi, direi che ignorano il rischio anche per il fatto che sono secoli che si usa così.

In definitiva bisognerebbe: adeguare i regolamenti comunali, informare gli utenti e promuovere buone pratiche. Poi, effettuare controlli e sanzionare i trasgressori. Oppure si potrebbe direttamente bandire l’uso di legna e pellet nei centri urbani tra qualche anno, per la salute di tutti.

Speriamo che in quella scuola qualcuno spieghi ai ragazzi perchè riscaldarsi con la legna non è ecologico. A mio figlio ci penso io!

Alcuni dati di fatto:

Sulla qualità dell’aria nel Bacino Padano: a causa delle condizioni atmosferiche di elevata stabilità, scarsa circolazione dei venti e per la presenza di diverse sorgenti emissive (attività produttive, arterie stradali e autostradali, emissioni da riscaldamento domestico, ecc..), la pianura padana è accomunata da situazioni di superamento dei valori limite ed obiettivo stabiliti dal Decreto Legislativo n.155/2010, almeno per quanto riguarda le polveri sottili, il biossido di azoto, il benzo(a)pirene e l’ozono.
Per quanto riguarda il riscaldamento domestico, la crisi economica e l’aumento dei prezzi dei combustibili hanno determinato la riscoperta di stufe e camini a legna.
Dalla recente indagine Istat “I consumi energetici delle famiglie” emerge che, nel 2013, la biomassa vegetale è stata una fonte principale di alimentazione degli impianti di riscaldamento delle abitazioni italiane, seconda solo al metano.

Alcune considerazioni:

Secondo i dati ISPRA 2010 le emissioni della Regione Veneto di Idrocarburi Policiclici Aromatici IPA (2010) sono attribuite quasi interamente (71%) al macro settore relativo alla combustione non industriale, seguito dai processi produttivi con l’11%, dal trattamento dei rifiuti e discariche con il 9% e dai trasporti stradali con l’8%. Nel dettaglio, le emissioni di IPA sono attribuite per il 94% alla combustione di biomassa (legna) in impianti residenziali.
Le emissioni di inquinanti più elevate si sono riscontrate nel caminetto aperto e nella stufa tradizionale e avanzata, anche se molto inferiori, negli apparecchi a pellet ad alimentazione automatica.

Da notare che: le considerazioni qui sopra provengono dall’Osservatorio Regionale Aria dell’ARPAV, ente deputato che  monitora le concentrazioni di diversi inquinanti nelle centraline di qualità dell’aria sul territorio regionale i cui dati sono consultabili da chiunque sul loro sito Internet.

 

Inaugurato nuovo punto di ricarica veicoli elettrici a Portogruaro (VE)

Finalmente nella città di Portogruaro (VE) abbiamo una stazione di ricarica per veicoli elettrici!

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Il nuovo punto di ricarica veicoli a Portogruaro

L’impianto di per sé è relativamente semplice, trattandosi di un erogatore standard per questa applicazione, con potenza disponibile di 7,4 kW in corrente alternata, installato nelle pertinenze di un locale commerciale. In poco più di tre ore si può fare il “pieno” ad una Renault Zoe o una Nissan Leaf!  Ma anche in una sola ora si riesce a rabboccare l’energia necessaria per percorrere 40 km ad emissioni zero!

Quello che rileva è il servizio che può offrire un simile sito che si trova lungo la statale 14, detta triestina, e vicino alla strada regionale Postumia per Treviso, quindi in un punto nodale della viabilità del Veneto orientale.

In effetti, i veicoli elettrici moderni allo stato attuale dell’arte, percorrono mediamente tra i 130-150 km con un pieno di elettricità. Non avendo altra possibilità, quando i conduttori vanno fuori porta, cioè fuori dai tragitti abituali, casa – lavoro, ecc.. potrebbero aver necessità di rabboccare energia per proseguire il viaggio.

Foto 3 (Small)
La Renault Zoe di Pasquale in carica

Ebbene in questo caso, la caffetteria, sala giochi e ricevitoria 3Bar’S di Massimo Petracca, offre il servizio di ricarica  batterie e anche ristoro e intrattenimento. Vista la vicinanza al centro città, che dista appena 400 metri dalla antica porta di S.Agnese, è anche possibile e consigliato fare una passeggiata per visitare il bel centro cittadino.

3Bar's Personale (Small)
Nel locale 3Bar’S troverete Giulia, Sabrina e Debora

Questo è stato possibile su mia proposta, semplicemente per l’intuizione che un simile servizio costituisce un vantaggio commerciale, attirando nuovi clienti forestieri. Ciò a fronte di un investimento economico tutto sommato modesto, anche perchè in questo caso il sottoscritto vi ha partecipato. L’iniziativa  risponde anche alla sensibilità ambientale del titolare dell’attività commerciale che vuole agevolare gli spostamenti di veicoli senza emissioni nocive.

Naturalmente il cerchio si chiude con la fornitura di energia elettrica che proviene da fonte rinnovabile certificata.

Massimo e Pasquale (Small)
Pasquale e Massimo

Questo tipo di iniziative dovrebbero arrivare anche dall’amministrazione comunale che deve dare il buon esempio ed indicare la strada a tutti i cittadini. Tuttavia, poiché la richiesta di servizio registrata fino ad oggi arriva soprattutto da forestieri e specialmente stranieri,  la necessità di realizzare infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici sfugge alle amministrazioni ritenendole non necessarie e non urgenti per la città.

Anche le istituzioni tacciono, la Regione Veneto in primis.

Se si diffondesse questo servizio sul territorio, il cittadino prenderebbe fiducia nella mobilità elettrica e comincerebbe a muoversi in questo modo. All’estero sta già succedendo. Guardate le statistiche di vendita quì.

Notizie sui punti di ricarica sono reperibili su apposite mappe come:

Goelectricstations, Chargemap, Plugshare

Purtroppo l’inquinamento dell’aria incombe sempre più, vuoi per il riscaldamento domestico, specialmente a biomassa legnosa (legna, pellet), vuoi per i veicoli, specialmente quelli diesel. A proposito: quì potete monitorare la qualità dell’aria a Portogruaro.  Guarda caso uno dei provvedimenti necessari è proprio quello di ridurre le emissioni dei veicoli sulla strada. Tra l’altro ce lo chiede l’Europa.

Questa operazione vuole essere anche uno stimolo ad impegnarsi tutti su questo fronte per la salute pubblica e per i nostri figli in definitiva.

È vero: i veicoli elettrici costano di più degli altri, ma ci sono un sacco di vetture elettriche usate là fuori molto convenienti. Tenete presente che tali veicoli non si guastano come quelli tradizionali inquinanti. Dunque l’usato vale molto di più. Pure l’autonomia limitata rappresenta uno spauracchio per molti. Anche qui ci sono le risposte: è provato che l’80% della popolazione percorre meno di 50 km al giorno. Se anche voi siete nella media il veicolo elettrico fa per voi. (Se volete un aiuto scrivetemi).

Citroen C-Zero – Renault Kangoo Z.E.,  Renault Zoe, Nissan Leaf

Probabilmente, fra non molto Massimo, il titolare del locale 3Bar’S, deciderà di prendersi un veicolo elettrico ad uso personale usufruendo del servizio creato sul posto. Anche i suoi dipendenti potranno usufruire della stazione di ricarica se volessero seguire l’esempio del titolare.  In questo modo tutti sfrutteranno al massimo le potenzialità offerte dai veicoli elettrici. Cioè: bassi costi di gestione –  no bollo, RCA ridotta ad un terzo, quasi zero manutenzione con tagliandi periodici di costo ridicolo (60 euro iva compresa) e costo carburante ridotto a due Euro di elettricità per 100 km di percorrenza.

Alimentare direttamente con energia rinnovabile il proprio veicolo senza passare dalla pompa di carburante fossile proveniente da paesi lontani e non inquinare vuol dire: emanciparsi e divenire più indipendenti. Meditate gente!

 

Foghere, Casere, Panevin – non solo tradizione

A seguito dei festeggiamenti di Capodanno e subito dopo l’Epifania, nella mia zona, cioè nel Veneto Orientale, abbiamo assistito ai soliti fuochi d’artificio e alle solite cataste legnose in fiamme.

Questo nonostante l’ordinanza di divieto di parecchi sindaci, compreso quello di Portogruaro a non usare i botti. Mentre per le foghere nessuno si è sentito di vietarle.

Ce l’ho con i fuochi forse? Ebbene sì! Il motivo è molto semplice: inquinano l’aria fuori e dentro casa, soprattutto le grandi cataste bruciate.

Capisco che quella dei grandi falò sia una tradizione popolare (pagana) antica, ma oggi sappiamo con certezza che fa male alla salute. Quindi alle persone che assistono da vicino (poveri bambini) e quelle che le subiscono da lontano.

Capisco anche che si tratti di manifestazioni singole durante l’arco dell’anno. Purtroppo sulla Pianura Padana ci dobbiamo difendere dalla scarsa circolazione dell’aria e dall’inquinamento che incombe regolarmente, specialmente in questo ultimo periodo.

Non ce l’ho con la tradizione in se: capisco che sia un momento di aggregazione e si faccia festa assieme, pertanto propongo di proseguirla. Ma troviamo un alternativa al fuoco.

Lanterne volanti

Penso ai giochi di luce, alle lanterne cinesi, e alle altre soluzioni silenziose e rispettose dell’ambiente che esistono da tempo.

Questa volta porto dati oggettivi come prova di quanto dico qui. Ecco quanto registrato la sera del 5 gennaio fuori dal mio terrazzo di casa a Portogruaro (VE).

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Lo strumento di misura (UNI-T UT338C), era stato posto fuori circa due ore prima e in città erano state accesi almeno due falò in due quartieri diversi. Più tardi sono state accese altre casere in altri quartieri e zone limitrofe.

Ebbene potete leggere da voi il valore del famigerato particolato ultrasottile PM 2.5 rilevato, ma l’ho visto arrivare a 33 µg/m³.  Il limite di legge su media giornaliera è di 25 µg/m³.

Voi direte: ma quello strumento non è tarato e non è approvato! Va bene. Allora ecco i dati dell’agenzia regionale ARPAV per l’ambiente raccolti un paio di giorni dopo.

venerdì 8 gennaio 2016 (3)

A conferma di quanto rilevato con i miei mezzi limitati, ecco che alla sera del 5 gennaio si innalzano le polveri sottili. Il giorno dopo arriva il disastro: 85 µg/m³ !!!. Poi lo strascico nei giorni successivi.

Da notare anche l’effetto negativo dei fuochi d’artificio il primo giorno dell’anno, anche se più limitato rispetto ai falò.

Qui sotto potete osservare il dettaglio di questi due giorni:

Rilevamento PM 2.5 Portogruaro 6 gen 2016 - dettaglio

Ricordo che non c’è scampo alle polveri ultrasottili (PM 2.5): passano sotto le porte e le finestre di casa, entrano nelle automobili e soprattutto non servono le mascherine da hobbista a filtrare l’inalazioni nocive in strada. Soprattutto: l’OMS dice che sono cancerogene!

È più o meno quello che succede a chi si scalda con la legna o il pellet in casa per tutta la stagione fredda, e non basta avere il focolare chiuso. Peccato che essi inquinano l’aria anche fuori casa. Questa modalità è stata recentemente oggetto di indicazioni per i sindaci del veneziano da parte della provincia: vietare riscaldamento a biomassa legnosa nei centri urbani. Tuttavia, la sua attuazione è a macchia di leopardo (Portogruaro non l’ha adottata) come pure sorgono dubbi sui controlli.

Quale soluzione allora? Al di là dei divieti, serve il buon senso! Le combustioni in genere fanno male alla salute e all’ambiente, che si tratti di legna, benzina o gasolio. Quindi meglio limitarle al massimo. Utilizzare il gas per le nostre caldaie invece della legna,  a meno che viviate in zone rurali e disponiate di ingenti quantità di legname di scarto (a vostro solo rischio). Cercare  il contributo dalle fonti rinnovabili per ridurne il consumo. Installate pannelli solari (fotovoltaici e termici) se potete! Inoltre riqualificare le abitazioni che consumano troppo, isolandole!

Per quanto mi riguarda, la mia famiglia ha attuato tutto quel che ho suggerito qui e anche di più.

Tornando ai fuochi d’artificio. Vorrei sottolineare che essi creano disagio alle famiglie che hanno animali domestici d’affezione. Questi rimangono terrorizzati e tendono a fuggire lontano, disturbano il loro orientamento e spesso si perdono per sempre. Ricordiamo che le statistiche dicono che sei italiani su dieci possiedono animali domestici. Dunque il fenomeno infastidisce parecchia gente.

In questi giorni i volontari della mia zona hanno registrato decine di sparizioni di cani. Dicono che succede ogni volta dopo le feste.

Meditate gente!