Le caldaia a biomasse sono ecologiche?

Prendo spunto dalla pagina di un libro di testo, in adozione alle classi seconde presso IPSIA di Portogruaro, per evidenziare un equivoco sul tema.

Copia di Libro di tecnica di Alex
argomento tratto da un libro di testo per IPSIA

Se leggete nel riquadro sotto la foto, dentro l’articolo ritagliato (quello nell’area gialla), trovate scritto: “la scelta di una caldaia a legna porta un contributo positivo all’ambiente e alla tutela del clima, in quanto durante la combustione viene ceduta la stessa quantità di anidride carbonica rispetto a quella prelevata durante il processo di crescita”.

Siete convinti? Trovate nulla di strano? Ebbene, vi aiuto. Lì si dice che bruciare biomassa legnosa è ecologico! Voi direte: ma è così, niente di più naturale. È anche incentivato dallo stato il comportamento!

Capisco, ma si tratta di un equivoco e di usi tradizionali. Purtroppo la realtà è diversa!

Innanzitutto il termine “combustione” dovrebbe allarmare da solo. Infatti tutto ciò che produce combustione (brucia) inquina per definizione.

L’equivoco sta nel fatto che: rispetto all’emissione di anidride carbonica (CO2), che è un gas ad effetto serra,  bruciare biomassa in effetti risulta neutrale (in vita le piante assorbono CO2, ma quando bruciano la emettono di nuovo). Inoltre la strategia Europea “20-20-20” di riduzione dei gas ad effetto serra, dei consumi energetici, e dell’incremento dell’utilizzo delle energie rinnovabili ha portato ad un quadro normativo che ha determinato una progressiva diffusione delle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili (in particolare, in Veneto, si sono diffuse le centrali a biomassa). Sono stati quindi incentivati anche gli impianti domestici a legna e pellet. Motivo per cui si dice che è la biomassa legnosa è un combustibile ecologico.

Purtroppo non si considerano affatto le altre emissioni nocive derivanti da combustioni, specialmente quelle incomplete come: il Benzo(a)pirene. Non ultimo, si genera anche il famigerato particolato sottile PM10 e ultrasottile PM2,5.

Il benzo(a)pirene appartiene alla classe degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), presenti nell’aerosol urbano e generalmente associati al particolato con diametro aerodinamico inferiore ai 2 micron, in grado quindi di raggiungere gli alveoli polmonari e di conseguenza il sangue.

Al momento questi inquinanti oltre ad essere degli irritanti per il naso, la gola e gli occhi, sono stati inseriti, per le loro proprietà mutagene e cancerogene, nel gruppo 1 della classificazione IARC.

Tuttavia devo dire che nell’immagine pubblicata compare un ottimo esempio di generatore di calore a biomassa legnosa (la caldaia verticale di colore giallo sulla sinistra). Si tratta un una caldaia a pirolisi (a fiamma rovescia) ad alto efficienza e basse emissioni. Se le caldaie a legna fossero tutte così, faremmo un gran salto in avanti in fatto di emissioni nocive. Purtroppo nella maggior parte dei casi ci troviamo di fronte a generatori tipo caminetti aperti e stufe a legna o pellet non certificate di tipo economico.

Ad aggravare la situazione c’è poi il capitolo manutenzioni. Pochi eseguono la corretta e regolare manutenzione di generatori di calore e canne fumarie. Questo fatto aumenta i rischi di cattive combustioni con aumento degli inquinanti ed il rischio di incendi.

Qui parliamo sia di inquinamento interno ( abitazioni) sia esterno.

Non ultimo, anche i nostri sindaci e amministratori sottovalutano il pericolo per la salute dalla presenza massiccia nei centri abitati di queste stufe, caminetti e caldaie a biomassa. Per non parlare delle grandi centrali. Anzi, direi che ignorano il rischio anche per il fatto che sono secoli che si usa così.

In definitiva bisognerebbe: adeguare i regolamenti comunali, informare gli utenti e promuovere buone pratiche. Poi, effettuare controlli e sanzionare i trasgressori. Oppure si potrebbe direttamente bandire l’uso di legna e pellet nei centri urbani tra qualche anno, per la salute di tutti.

Speriamo che in quella scuola qualcuno spieghi ai ragazzi perchè riscaldarsi con la legna non è ecologico. A mio figlio ci penso io!

Alcuni dati di fatto:

Sulla qualità dell’aria nel Bacino Padano: a causa delle condizioni atmosferiche di elevata stabilità, scarsa circolazione dei venti e per la presenza di diverse sorgenti emissive (attività produttive, arterie stradali e autostradali, emissioni da riscaldamento domestico, ecc..), la pianura padana è accomunata da situazioni di superamento dei valori limite ed obiettivo stabiliti dal Decreto Legislativo n.155/2010, almeno per quanto riguarda le polveri sottili, il biossido di azoto, il benzo(a)pirene e l’ozono.
Per quanto riguarda il riscaldamento domestico, la crisi economica e l’aumento dei prezzi dei combustibili hanno determinato la riscoperta di stufe e camini a legna.
Dalla recente indagine Istat “I consumi energetici delle famiglie” emerge che, nel 2013, la biomassa vegetale è stata una fonte principale di alimentazione degli impianti di riscaldamento delle abitazioni italiane, seconda solo al metano.

Alcune considerazioni:

Secondo i dati ISPRA 2010 le emissioni della Regione Veneto di Idrocarburi Policiclici Aromatici IPA (2010) sono attribuite quasi interamente (71%) al macro settore relativo alla combustione non industriale, seguito dai processi produttivi con l’11%, dal trattamento dei rifiuti e discariche con il 9% e dai trasporti stradali con l’8%. Nel dettaglio, le emissioni di IPA sono attribuite per il 94% alla combustione di biomassa (legna) in impianti residenziali.
Le emissioni di inquinanti più elevate si sono riscontrate nel caminetto aperto e nella stufa tradizionale e avanzata, anche se molto inferiori, negli apparecchi a pellet ad alimentazione automatica.

Da notare che: le considerazioni qui sopra provengono dall’Osservatorio Regionale Aria dell’ARPAV, ente deputato che  monitora le concentrazioni di diversi inquinanti nelle centraline di qualità dell’aria sul territorio regionale i cui dati sono consultabili da chiunque sul loro sito Internet.

 

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