Monitorare l’aria interna negli edifici

Ci si preoccupa sempre della qualità dell’aria esterna, comprensibilmente, per via dell’inquinamento provocato dai trasporti, dagli impianti di riscaldamento, dalle attività produttive e comunque da tutte le attività dell’uomo in genere. Ma la qualità dell’aria degli ambienti interni in cui viviamo, cioè abitazioni, uffici, automobili com’è?

È convinzione di molti che all’interno siamo al riparo dagli inquinanti. Purtroppo non è proprio così.

Prendiamo per esempio un’abitazione civile in una città media di provincia. Se l’abitazione non possiede un sistema di trattamento dell’aria o comunque di ventilazione forzata, dovremo fare i conti con la necessità manuale di ricambio dell’aria. Questa è dovuta al fatto che gli uomini, e gli animali domestici, se ci sono, consumano continuamente l’ossigeno all’interno dei locali e producono anidride carbonica e umidità. Maggiore è il numero di soggetti occupanti e maggiore necessità di ricambio aria si ha.

Per questo motivo è necessario aprire le finestre per quattro o cinque minuti almeno due volte al giorno. Questo recitano genericamente le regole empiriche.

Ma come misurare la qualità dell’aria con maggiore precisione?

Ebbene in questi anni me lo sono spesso domandato  e mi sono messo a cercare informazioni utili. Così ho scoperto un sacco di cose interessanti.

Innanzitutto gli inquinanti all’interno degli ambienti in cui viviamo possono essere molti, specialmente se l’edificio è di recente costruzione. Infatti in quel caso i materiali utilizzati rilasciano ancora abbondantemente particelle più o meno tossiche. Vedi per esempio le colle, i solventi, le pitture (non naturali), pavimenti in linoleum, ecc… Poi ci sono gli arredi comuni realizzati con legnami non massello e quindi con truciolare, o simili con scarti di lavorazione incollati. Qui l’emissione di formaldeide può essere importante.

Ci sono anche gli inquinanti che ci portiamo inconsapevolmente all’interno dell’ambiente domestico. Per esempio l’utilizzo di erogatori di essenze e profumazioni in genere (quelle cinesi sono le peggiori), tessuti impregnati di solventi. L’uso di stufe e caminetti a biomassa legnosa ed il fumo da sigaretta. Questo vale anche per l’automobile.

Ci potrebbero essere anche inquinanti nel sito dove è costruito l’edificio. Penso al gas radon (di provenienza naturale) oppure perchè ci si trova di fronte ad una strada trafficata, o un sito produttivo e quindi si subisce l’inquinamento esterno.

Qualcuno dice, e secondo me non a torto, che  l’inquinamento dell’ambiente interno è spesso peggiore di quello che si trova all’esterno. Infatti qui passiamo molte ore e così assorbiamo tutte queste sostanze. Dunque altro che essere al riparo!

Allora può essere di aiuto qualche strumento che ci aiuti a visualizzare cosa c’è nell’aria.

Da circa un anno utilizzo con soddisfazione questa piccola stazione di misura della qualità dell’aria. Si tratta dell’Oregon Scientific Air Qualilty  AR112N che ho posizionato sulla scrivania del mio studio.

Oregon Scientific Air Quality Monitor AR112N

Molti conoscono i prodotti di questo marchio che misura sostanzialmente: il tempo, il clima e fa previsioni meteo. Questa volta ha prodotto uno strumento che misura anche altri parametri.

Come si può intuire dalla grafica del pannellino display, si ha una immediata lettura dei valori di temperatura ed umidità che ci dicono come è il clima all’interno dell’ambiente. Ma c’è dell’altro.

La novità sta nei nuovi sensori che rilevano la concentrazione dei gas COV, cioè dei composti organici volatili. Questi sono gas invisibili. Si tratta di composti chimici trovati
molto spesso in materiali edili, detergenti e candeggine domestiche, fumo di sigarette, materiali additivi e adesivi ed altre sostanze simili. Lo sono anche: vernici, cosmetici e pesticidi. Questi gas sono prodotti anche da termosifoni, forni a gas, stufe e caminetti quando sono in funzione.

L’icona smiley, quella in alto con la faccina, ci indica sinteticamente la qualità dell’aria: gli inquinanti sono minimi se l’icona sorride, dunque va tutto bene. Se la faccina è seria siamo in presenza di minime quantità di inquinanti. Se invece la faccina è scontenta allora la qualità dell’aria è scadente. Si può arrivare al punto che si illumini l’icona della finestra aperta e, se attivo, sarà emesso anche un suono di allarme. Questo finché l’aria non migliora.

Al centro si potrà apprezzare l’andamento storico dell’ultime sei ore degli inquinanti COV e del clima interno.

Il pannellino è anche retro-illuminabile.  Non ci sono regolazioni particolari se non la sensibilità dello strumento. Serve una presa di corrente e delle pile per il mantenimento della memoria storica. È solo per uso interno. Il costo di questo apparecchio era attorno ai 110 Euro. Dico era perchè inspiegabilmente è diventato introvabile: credo sia andato fuori produzione. Comunque si trova ancora qualche unità sul mercato anche come usato a poche decine di euro.

So che esiste anche una seconda versione con la sigla AR112C, ma anche questa è introvabile.

Oregon Scientific Air Quality Monitor AR112C

Poiché ho voluto approfondire l’argomento qualità dell’aria, mi sono attrezzato anche con un ulteriore strumento di misura, dotato di ulteriori sensori e funzioni, ma soprattutto con la capacità di essere portato in giro. Lo scopo era anche quello di avere conferma delle misurazioni rilevate dall’altro strumento, cioè dell’Oregon Scientific.

Così, dopo attenta selezione, ho acquisito l’ottimo UNIT-T UT338C.

Air Quality Meter Uni-T

Lo strumento UNI-T qui sopra sostanzialmente ha in più rispetto all’altro una pila al litio ricaricabile, tramite alimentatore esterno (quello del cellulare va bene), che ne permette il funzionamento in autonomia per alcune ore, il che lo rende abbastanza portatile. Inoltre ha un sensore per il particolato  ultra sottile, quindi del PM2,5. Trai COV riesce a rilevare anche la  formaldeide. È più tecnica la lettura dei valori che qui sono in forma numerica senza icone e grafica semplificata. Unica semplificazione è la variazione di colore della retroilluminazione quando i valori rilevati diventano alti e degni di attenzione. Peccato che non tenga la memoria storica dei rilievi e non sia in grado i inviare i dati dalla porta USB (data logger). Questo strumento si trova solo su Internet al costo medio superiore ai cento euro.

Devo dire innanzitutto, che i due strumenti presi in considerazione confermano l’un l’altro le misure di COV (VOC), se utilizzati nello stesso ambiente.

Mentre ho trovato interessante compiere misure all’esterno o in automobile (durante la marcia). Il che mi ha riservato delle sorprese in fatto di rilevazioni di PM2,5 .

In definitiva: trovo molto utile sapere com’è la qualità dell’aria in casa in tempo reale. Da quando li uso ricambio più spesso l’aria negli ambienti ed ho imparato a capire quanto tempo serve farlo. Ho imparato anche quale è l’origine del degrado dell’aria più frequente. Per esempio quando uso a lungo il computer, uso molto la stampante laser  o ci sono diverse persone nella stanza l’aria si degrada rapidamente. Così succede pure quando si cucina e si usa specialmente il forno in casa. Inoltre ho rilevato la presenza di particolato sottile in automobile, soprattutto in mezzo al traffico e nelle città più grandi.

Preciso in fine che il campo degli strumenti di misura della qualità dell’aria è vasto e qui ho preso in considerazione solo alcuni modelli per uso domestico non professionale di fascia medio bassa.

 

Le caldaia a biomasse sono ecologiche?

Prendo spunto dalla pagina di un libro di testo, in adozione alle classi seconde presso IPSIA di Portogruaro, per evidenziare un equivoco sul tema.

Copia di Libro di tecnica di Alex
argomento tratto da un libro di testo per IPSIA

Se leggete nel riquadro sotto la foto, dentro l’articolo ritagliato (quello nell’area gialla), trovate scritto: “la scelta di una caldaia a legna porta un contributo positivo all’ambiente e alla tutela del clima, in quanto durante la combustione viene ceduta la stessa quantità di anidride carbonica rispetto a quella prelevata durante il processo di crescita”.

Siete convinti? Trovate nulla di strano? Ebbene, vi aiuto. Lì si dice che bruciare biomassa legnosa è ecologico! Voi direte: ma è così, niente di più naturale. È anche incentivato dallo stato il comportamento!

Capisco, ma si tratta di un equivoco e di usi tradizionali. Purtroppo la realtà è diversa!

Innanzitutto il termine “combustione” dovrebbe allarmare da solo. Infatti tutto ciò che produce combustione (brucia) inquina per definizione.

L’equivoco sta nel fatto che: rispetto all’emissione di anidride carbonica (CO2), che è un gas ad effetto serra,  bruciare biomassa in effetti risulta neutrale (in vita le piante assorbono CO2, ma quando bruciano la emettono di nuovo). Inoltre la strategia Europea “20-20-20” di riduzione dei gas ad effetto serra, dei consumi energetici, e dell’incremento dell’utilizzo delle energie rinnovabili ha portato ad un quadro normativo che ha determinato una progressiva diffusione delle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili (in particolare, in Veneto, si sono diffuse le centrali a biomassa). Sono stati quindi incentivati anche gli impianti domestici a legna e pellet. Motivo per cui si dice che è la biomassa legnosa è un combustibile ecologico.

Purtroppo non si considerano affatto le altre emissioni nocive derivanti da combustioni, specialmente quelle incomplete come: il Benzo(a)pirene. Non ultimo, si genera anche il famigerato particolato sottile PM10 e ultrasottile PM2,5.

Il benzo(a)pirene appartiene alla classe degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), presenti nell’aerosol urbano e generalmente associati al particolato con diametro aerodinamico inferiore ai 2 micron, in grado quindi di raggiungere gli alveoli polmonari e di conseguenza il sangue.

Al momento questi inquinanti oltre ad essere degli irritanti per il naso, la gola e gli occhi, sono stati inseriti, per le loro proprietà mutagene e cancerogene, nel gruppo 1 della classificazione IARC.

Tuttavia devo dire che nell’immagine pubblicata compare un ottimo esempio di generatore di calore a biomassa legnosa (la caldaia verticale di colore giallo sulla sinistra). Si tratta un una caldaia a pirolisi (a fiamma rovescia) ad alto efficienza e basse emissioni. Se le caldaie a legna fossero tutte così, faremmo un gran salto in avanti in fatto di emissioni nocive. Purtroppo nella maggior parte dei casi ci troviamo di fronte a generatori tipo caminetti aperti e stufe a legna o pellet non certificate di tipo economico.

Ad aggravare la situazione c’è poi il capitolo manutenzioni. Pochi eseguono la corretta e regolare manutenzione di generatori di calore e canne fumarie. Questo fatto aumenta i rischi di cattive combustioni con aumento degli inquinanti ed il rischio di incendi.

Qui parliamo sia di inquinamento interno ( abitazioni) sia esterno.

Non ultimo, anche i nostri sindaci e amministratori sottovalutano il pericolo per la salute dalla presenza massiccia nei centri abitati di queste stufe, caminetti e caldaie a biomassa. Per non parlare delle grandi centrali. Anzi, direi che ignorano il rischio anche per il fatto che sono secoli che si usa così.

In definitiva bisognerebbe: adeguare i regolamenti comunali, informare gli utenti e promuovere buone pratiche. Poi, effettuare controlli e sanzionare i trasgressori. Oppure si potrebbe direttamente bandire l’uso di legna e pellet nei centri urbani tra qualche anno, per la salute di tutti.

Speriamo che in quella scuola qualcuno spieghi ai ragazzi perchè riscaldarsi con la legna non è ecologico. A mio figlio ci penso io!

Alcuni dati di fatto:

Sulla qualità dell’aria nel Bacino Padano: a causa delle condizioni atmosferiche di elevata stabilità, scarsa circolazione dei venti e per la presenza di diverse sorgenti emissive (attività produttive, arterie stradali e autostradali, emissioni da riscaldamento domestico, ecc..), la pianura padana è accomunata da situazioni di superamento dei valori limite ed obiettivo stabiliti dal Decreto Legislativo n.155/2010, almeno per quanto riguarda le polveri sottili, il biossido di azoto, il benzo(a)pirene e l’ozono.
Per quanto riguarda il riscaldamento domestico, la crisi economica e l’aumento dei prezzi dei combustibili hanno determinato la riscoperta di stufe e camini a legna.
Dalla recente indagine Istat “I consumi energetici delle famiglie” emerge che, nel 2013, la biomassa vegetale è stata una fonte principale di alimentazione degli impianti di riscaldamento delle abitazioni italiane, seconda solo al metano.

Alcune considerazioni:

Secondo i dati ISPRA 2010 le emissioni della Regione Veneto di Idrocarburi Policiclici Aromatici IPA (2010) sono attribuite quasi interamente (71%) al macro settore relativo alla combustione non industriale, seguito dai processi produttivi con l’11%, dal trattamento dei rifiuti e discariche con il 9% e dai trasporti stradali con l’8%. Nel dettaglio, le emissioni di IPA sono attribuite per il 94% alla combustione di biomassa (legna) in impianti residenziali.
Le emissioni di inquinanti più elevate si sono riscontrate nel caminetto aperto e nella stufa tradizionale e avanzata, anche se molto inferiori, negli apparecchi a pellet ad alimentazione automatica.

Da notare che: le considerazioni qui sopra provengono dall’Osservatorio Regionale Aria dell’ARPAV, ente deputato che  monitora le concentrazioni di diversi inquinanti nelle centraline di qualità dell’aria sul territorio regionale i cui dati sono consultabili da chiunque sul loro sito Internet.

 

Inaugurato nuovo punto di ricarica veicoli elettrici a Portogruaro (VE)

Finalmente nella città di Portogruaro (VE) abbiamo una stazione di ricarica per veicoli elettrici!

Foto 2 (Small)
Il nuovo punto di ricarica veicoli a Portogruaro

L’impianto di per sé è relativamente semplice, trattandosi di un erogatore standard per questa applicazione, con potenza disponibile di 7,4 kW in corrente alternata, installato nelle pertinenze di un locale commerciale. In poco più di tre ore si può fare il “pieno” ad una Renault Zoe o una Nissan Leaf!  Ma anche in una sola ora si riesce a rabboccare l’energia necessaria per percorrere 40 km ad emissioni zero!

Quello che rileva è il servizio che può offrire un simile sito che si trova lungo la statale 14, detta triestina, e vicino alla strada regionale Postumia per Treviso, quindi in un punto nodale della viabilità del Veneto orientale.

In effetti, i veicoli elettrici moderni allo stato attuale dell’arte, percorrono mediamente tra i 130-150 km con un pieno di elettricità. Non avendo altra possibilità, quando i conduttori vanno fuori porta, cioè fuori dai tragitti abituali, casa – lavoro, ecc.. potrebbero aver necessità di rabboccare energia per proseguire il viaggio.

Foto 3 (Small)
La Renault Zoe di Pasquale in carica

Ebbene in questo caso, la caffetteria, sala giochi e ricevitoria 3Bar’S di Massimo Petracca, offre il servizio di ricarica  batterie e anche ristoro e intrattenimento. Vista la vicinanza al centro città, che dista appena 400 metri dalla antica porta di S.Agnese, è anche possibile e consigliato fare una passeggiata per visitare il bel centro cittadino.

3Bar's Personale (Small)
Nel locale 3Bar’S troverete Giulia, Sabrina e Debora

Questo è stato possibile su mia proposta, semplicemente per l’intuizione che un simile servizio costituisce un vantaggio commerciale, attirando nuovi clienti forestieri. Ciò a fronte di un investimento economico tutto sommato modesto, anche perchè in questo caso il sottoscritto vi ha partecipato. L’iniziativa  risponde anche alla sensibilità ambientale del titolare dell’attività commerciale che vuole agevolare gli spostamenti di veicoli senza emissioni nocive.

Naturalmente il cerchio si chiude con la fornitura di energia elettrica che proviene da fonte rinnovabile certificata.

Massimo e Pasquale (Small)
Pasquale e Massimo

Questo tipo di iniziative dovrebbero arrivare anche dall’amministrazione comunale che deve dare il buon esempio ed indicare la strada a tutti i cittadini. Tuttavia, poiché la richiesta di servizio registrata fino ad oggi arriva soprattutto da forestieri e specialmente stranieri,  la necessità di realizzare infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici sfugge alle amministrazioni ritenendole non necessarie e non urgenti per la città.

Anche le istituzioni tacciono, la Regione Veneto in primis.

Se si diffondesse questo servizio sul territorio, il cittadino prenderebbe fiducia nella mobilità elettrica e comincerebbe a muoversi in questo modo. All’estero sta già succedendo. Guardate le statistiche di vendita quì.

Notizie sui punti di ricarica sono reperibili su apposite mappe come:

Goelectricstations, Chargemap, Plugshare

Purtroppo l’inquinamento dell’aria incombe sempre più, vuoi per il riscaldamento domestico, specialmente a biomassa legnosa (legna, pellet), vuoi per i veicoli, specialmente quelli diesel. A proposito: quì potete monitorare la qualità dell’aria a Portogruaro.  Guarda caso uno dei provvedimenti necessari è proprio quello di ridurre le emissioni dei veicoli sulla strada. Tra l’altro ce lo chiede l’Europa.

Questa operazione vuole essere anche uno stimolo ad impegnarsi tutti su questo fronte per la salute pubblica e per i nostri figli in definitiva.

È vero: i veicoli elettrici costano di più degli altri, ma ci sono un sacco di vetture elettriche usate là fuori molto convenienti. Tenete presente che tali veicoli non si guastano come quelli tradizionali inquinanti. Dunque l’usato vale molto di più. Pure l’autonomia limitata rappresenta uno spauracchio per molti. Anche qui ci sono le risposte: è provato che l’80% della popolazione percorre meno di 50 km al giorno. Se anche voi siete nella media il veicolo elettrico fa per voi. (Se volete un aiuto scrivetemi).

Citroen C-Zero – Renault Kangoo Z.E.,  Renault Zoe, Nissan Leaf

Probabilmente, fra non molto Massimo, il titolare del locale 3Bar’S, deciderà di prendersi un veicolo elettrico ad uso personale usufruendo del servizio creato sul posto. Anche i suoi dipendenti potranno usufruire della stazione di ricarica se volessero seguire l’esempio del titolare.  In questo modo tutti sfrutteranno al massimo le potenzialità offerte dai veicoli elettrici. Cioè: bassi costi di gestione –  no bollo, RCA ridotta ad un terzo, quasi zero manutenzione con tagliandi periodici di costo ridicolo (60 euro iva compresa) e costo carburante ridotto a due Euro di elettricità per 100 km di percorrenza.

Alimentare direttamente con energia rinnovabile il proprio veicolo senza passare dalla pompa di carburante fossile proveniente da paesi lontani e non inquinare vuol dire: emanciparsi e divenire più indipendenti. Meditate gente!

 

Foghere, Casere, Panevin – non solo tradizione

A seguito dei festeggiamenti di Capodanno e subito dopo l’Epifania, nella mia zona, cioè nel Veneto Orientale, abbiamo assistito ai soliti fuochi d’artificio e alle solite cataste legnose in fiamme.

Questo nonostante l’ordinanza di divieto di parecchi sindaci, compreso quello di Portogruaro a non usare i botti. Mentre per le foghere nessuno si è sentito di vietarle.

Ce l’ho con i fuochi forse? Ebbene sì! Il motivo è molto semplice: inquinano l’aria fuori e dentro casa, soprattutto le grandi cataste bruciate.

Capisco che quella dei grandi falò sia una tradizione popolare (pagana) antica, ma oggi sappiamo con certezza che fa male alla salute. Quindi alle persone che assistono da vicino (poveri bambini) e quelle che le subiscono da lontano.

Capisco anche che si tratti di manifestazioni singole durante l’arco dell’anno. Purtroppo sulla Pianura Padana ci dobbiamo difendere dalla scarsa circolazione dell’aria e dall’inquinamento che incombe regolarmente, specialmente in questo ultimo periodo.

Non ce l’ho con la tradizione in se: capisco che sia un momento di aggregazione e si faccia festa assieme, pertanto propongo di proseguirla. Ma troviamo un alternativa al fuoco.

Lanterne volanti

Penso ai giochi di luce, alle lanterne cinesi, e alle altre soluzioni silenziose e rispettose dell’ambiente che esistono da tempo.

Questa volta porto dati oggettivi come prova di quanto dico qui. Ecco quanto registrato la sera del 5 gennaio fuori dal mio terrazzo di casa a Portogruaro (VE).

2016-01-05 21.11.02

Lo strumento di misura (UNI-T UT338C), era stato posto fuori circa due ore prima e in città erano state accesi almeno due falò in due quartieri diversi. Più tardi sono state accese altre casere in altri quartieri e zone limitrofe.

Ebbene potete leggere da voi il valore del famigerato particolato ultrasottile PM 2.5 rilevato, ma l’ho visto arrivare a 33 µg/m³.  Il limite di legge su media giornaliera è di 25 µg/m³.

Voi direte: ma quello strumento non è tarato e non è approvato! Va bene. Allora ecco i dati dell’agenzia regionale ARPAV per l’ambiente raccolti un paio di giorni dopo.

venerdì 8 gennaio 2016 (3)

A conferma di quanto rilevato con i miei mezzi limitati, ecco che alla sera del 5 gennaio si innalzano le polveri sottili. Il giorno dopo arriva il disastro: 85 µg/m³ !!!. Poi lo strascico nei giorni successivi.

Da notare anche l’effetto negativo dei fuochi d’artificio il primo giorno dell’anno, anche se più limitato rispetto ai falò.

Qui sotto potete osservare il dettaglio di questi due giorni:

Rilevamento PM 2.5 Portogruaro 6 gen 2016 - dettaglio

Ricordo che non c’è scampo alle polveri ultrasottili (PM 2.5): passano sotto le porte e le finestre di casa, entrano nelle automobili e soprattutto non servono le mascherine da hobbista a filtrare l’inalazioni nocive in strada. Soprattutto: l’OMS dice che sono cancerogene!

È più o meno quello che succede a chi si scalda con la legna o il pellet in casa per tutta la stagione fredda, e non basta avere il focolare chiuso. Peccato che essi inquinano l’aria anche fuori casa. Questa modalità è stata recentemente oggetto di indicazioni per i sindaci del veneziano da parte della provincia: vietare riscaldamento a biomassa legnosa nei centri urbani. Tuttavia, la sua attuazione è a macchia di leopardo (Portogruaro non l’ha adottata) come pure sorgono dubbi sui controlli.

Quale soluzione allora? Al di là dei divieti, serve il buon senso! Le combustioni in genere fanno male alla salute e all’ambiente, che si tratti di legna, benzina o gasolio. Quindi meglio limitarle al massimo. Utilizzare il gas per le nostre caldaie invece della legna,  a meno che viviate in zone rurali e disponiate di ingenti quantità di legname di scarto (a vostro solo rischio). Cercare  il contributo dalle fonti rinnovabili per ridurne il consumo. Installate pannelli solari (fotovoltaici e termici) se potete! Inoltre riqualificare le abitazioni che consumano troppo, isolandole!

Per quanto mi riguarda, la mia famiglia ha attuato tutto quel che ho suggerito qui e anche di più.

Tornando ai fuochi d’artificio. Vorrei sottolineare che essi creano disagio alle famiglie che hanno animali domestici d’affezione. Questi rimangono terrorizzati e tendono a fuggire lontano, disturbano il loro orientamento e spesso si perdono per sempre. Ricordiamo che le statistiche dicono che sei italiani su dieci possiedono animali domestici. Dunque il fenomeno infastidisce parecchia gente.

In questi giorni i volontari della mia zona hanno registrato decine di sparizioni di cani. Dicono che succede ogni volta dopo le feste.

Meditate gente!

 

 

Difendersi dall’aria cattiva in automobile

 

Gennaio 2016

La pessima qualità dell’aria in questo periodo è sotto la lente da parte di tutti, istituzioni, cittadini e mezzi di comunicazione. Il motivo è che le condizioni meteo negli ultimi sessanta giorni non hanno portato pioggia, come sarebbe tipico del periodo autunnale. Anzi, l’alta pressione persistente sul centro Europa ha reso stabile questa situazione determinando paradossalmente sulla pianura Padana una condizione negativa.

Inquinamento Padana

Risultato: l’inquinamento dell’aria proveniente da gas di scarico di varia natura, cioè da automobili, riscaldamento, industrie, ecc. permane a livello del terreno avvelenandoci non poco ogni giorno e senza scampo.

Le centraline di rilevamento dell’inquinamento lo registrano regolarmente, ma pochi vanno a leggere i dati.  In genere, se possibile, bisogna stare alla larga dai grossi centri urbani e comunque da zone trafficate per ridurre l’esposizione.

In automobile è consigliabile non avvicinarsi troppo al veicolo che precede sulla strada specialmente se si è in coda. Ciò  è importante soprattutto se si ha davanti un diesel, o comunque una vecchia automobile o autocarro. Io ho sempre usato la funzione ricircolo dell’aria dell’abitacolo presente in moltissime auto per ripararmi da tali emissioni. Ho addirittura desiderato un più comodo comando sul volante, visto il gran numero di volte che lo attivavo.

Prendo spunto da questi fatti per descrivere la dotazione della nostra seconda  automobile in casa in fatto di salubrità dell’aria. Parlo della Renault Zoe in versione Zen. Per chi non la conoscesse, si tratta di un auto a sola trazione elettrica. Si, avete capito bene: è un auto a batteria ricaricabile!

 

Zoe

Il naso elettronico

Ebbene, questa versione nasce con l’idea di curare il benessere durante la guida. Quindi oltre alla scelta di tinte e tonalità di colore degli interni, oltre al climatizzatore automatico a pompa di calore, vi è una dotazione tecnica interessante che riguarda appunto il trattamento dell’aria interna.

Cosa significa? Tramite un sensore posto all’esterno viene analizzata la qualità dell’aria esterna e se ritenuta inquinata, viene segnalato tramite una icona appropriata sullo schermo touch centrale. Ma soprattutto vengono attuate delle operazioni automatiche a tutela degli occupanti.

Nella foto qui sotto potete apprezzare la schermata con i rilevamenti.

Copia di Cruscotto Zoe con rilevazione qualità aria esterna

 

Mentre qui sotto, ecco un estratto dal manuale utente che descrive nel dettaglio la gestione dell’aria.

Ricircolo dell'aria Abitacolo Zoe

In pratica, se il livello di inquinamento supera la soglia prestabilita, viene automaticamente attivato il ricircolo dell’aria che preverrà l’ingresso di inquinanti nell’abitacolo. Al cessare della situazione critica, sarà riattivato il flusso di aria dall’esterno.

Il sistema è interessante e decisamente utile. Tuttavia non è dato sapere a quali inquinanti reagisca. Probabilmente sarà sensibile al particolato sottile, all’ozono e agli ossidi di azoto vari. Non ho trovato dettagli tecnici e sarei curioso di approfondire.

Difesa pro-attiva

A bordo è presente anche uno ionizzatore, pure questo nella dotazione iniziale di fabbrica, con lo scopo di purificare l’aria. Esso è attivabile dallo schermo touch centrale nell’apposito menù: Veicolo –> Cura.

Mi sarei aspettato l’attivazione in automatico anche della funzione Clean dello ionizzatore, cioè a ripulire con ioni negativi l’aria nell’abitacolo. Mentre invece tale funzione è attivabile manualmente, oppure impostabile per ogni avviamento del motore. C’è anche un’altra impostazione che è chiamata Relax deputata a “creare un’atmosfera di guida sana e rilassante” come recita il manuale. Entrambe richiedono il climatizzatore acceso e le bocchette dell’aria aperte.

A monte dell’ingresso aria nell’abitacolo, c’è sempre un filtro anti-pollini che va sostituito annualmente. Non ho ancora capito se si può avere opzionalmente ai carboni attivi oppure no. Notoriamente sulle altre automobili ha un efficacia superiore nell’azione di filtro. Tuttavia, vista la dotazione tecnica di questa vettura, potrebbe non essere necessario.

A completamento dello stile “Zen”, a bordo è installato anche un diffusore di essenze che funziona a cartucce intercambiabili. La fragranza offerta fin dall’inizio è la lavanda, ma credo ce ne siano altre da comprare presso la rete Renault. Anche questa funzione è da attivare manualmente.

Diffusore d'essenze

Personalmente non la sopporto in quanto risulta troppo forte il profumo emesso, nonostante tale erogazione sia regolabile. Ma io sono particolarmente sensibile agli odori e non faccio testo. Purtroppo durante l’estate sotto il sole cocente, col cruscotto bollente, la fragranza della cartuccia installata si sente lo stesso senza nemmeno attivare la funzione.

Concludendo

Queste caratteristiche ben si sposano con il carattere “pulito” del veicolo elettrico, amico dell’ambiente e presumibilmente di chi lo guida. Lo sforzo del costruttore profuso nella realizzazione di questa automobile e soprattutto di questo modello Zen, credo sia ripagata dalla soddisfazione dei clienti, specialmente al femminile. Mi moglie Sabina adora tutto questo e ringrazia.

Soprattutto ho trovato un valido aiuto e rifugio nell’affrontare fumose strade e in genere inquinate città.

Non ultimo, sono diventato curioso rispetto alla qualità dell’aria che incontro durante la marcia, perciò butto spesso l’occhio sull’apposita icona per conoscere lo stato.

Icona con foglia

A volte rimango sorpreso nello scoprire qualità pessime dietro a insospettabili recenti veicoli o territori. Di certo recentemente ho rilevato che la mia città (Portogruaro) è più inquinata del solito, secondo il naso della mia Zoe Zen, ma questo penso stia succedendo in tutto il nord d’Italia in questo periodo.

Sinceramente ora comincio a desiderare un monitor della qualità dell’aria da mettere anche dentro e fuori casa. Il tentativo è quello di organizzare meglio la difesa dell’ambiente domestico.

Tecnologia al servizio della gente comune – Mi Band Xiaomi

Vi siete mai chiesti quanto movimento fisico fate durante il giorno, oppure se il sonno sia di scarsa qualità? Penso proprio di si. La preoccupazione è quella di mantenere uno stile di vita sano e in definitiva conoscere lo stato della propria salute.

Ebbene, è piuttosto facile monitorare queste funzioni. Basta tenere al polso (o al collo) un minuscolo braccialetto e possedere uno smartphone  di ultima generazione.

Braccialetti
Braccialetti

Antefatto

La scorsa primavera il mio amico Giuseppe C. appassionato di tecnica come me, ma soprattutto più sportivo di me, mi ha illustrato il suo recente acquisto. Sto parlando del dispositivo Mi Band della cinese Xiaomi.

Dispositivo nudo
Dispositivo nudo

Si tratta di un piccolo oggetto tecnologico inserito in un cinturino intercambiabile da polso. Una volta ricaricato tramite una porta USB e indossato, è in grado di registrare continuamente l’attività fisica della persona che lo indossa. Quando uno vuole poi si possono analizzare questi dati su uno smartphone tramite la sua applicazione (APP) gratuita o altra di terze parti.

 

Esperienza

Inutile dirvi che dopo poco ne ho comprati un paio: uno per me e uno per mia moglie Sabina che aveva mostrato interesse, assieme ad una serie di braccialetti colorati intercambiabili.

Bene, sono passati ormai più di sei mesi in cui lo abbiamo utilizzato durante la vita quotidiana recuperando i dati sia con smartphone basato su sistema Android (Samsung Galaxy Note III) e sia basato su sistema Apple (Iphone 5 C e da poco Iphone 6S).

APP

La parte interessante è proprio quella dell’analisi dei dati raccolti dal sensore sul bracciale tramite l’applicazione Mi Fit scaricabile liberamente su Google Play

Icona Mi Band

Dopo la prima installazione, è necessaria una registrazione sul sito Mi Band e l’accoppiamento (pairing) col dispositivo tramite bluetooth (almeno in versione 4).

Si potrà personalizzare il sistema specificando la posizione del sensore, cioè se si indossa al polso, destro o sinistro, o al collo. Inoltre se deve ripetere vibrando e lampeggiando il segnale di chiamate telefoniche in arrivo dello smartphone, utile in caso non sentiate la suoneria  perchè immerso nella borsa o bagagliaio dell’auto.

Una volta eseguiti questi passaggi si potrà interagire con l’applicazione che registrerà e mostrerà i dati relativi all’attività fisica. Successivamente si potranno impostare altre funzioni. Per esempio Mi Band potrebbe ripetere notifiche da altre applicazioni (fino al massimo di 3) registrate, come email, sms, ecc…

Questa app (Mi Fit) serve anche per aggiornare il firmware (software residente) del sensore. Man mano che saranno disponibili versioni aggiornate, esse verranno applicate automaticamente.

È piuttosto semplice il  menù:

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La schermata principale mostra l’attività diurna.

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Si può anche vedere tramite istogramma lo storico dei giorni e delle notti passate apprezzando a colpo d’occhio l’andamento nel tempo dell’attività fisica.

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Molto interessante la parte che riguarda il sonno. Infatti sfogliando la pagina dell’attività diurna, si accede a quella notturna. Vengono mostrati i cicli del sonno leggero e profondo con il riepilogo.

È qui che si vede quanto avete riposato. Nel mio caso posso essere soddisfatto quando il sonno profondo (strisce più scure) supera le tre ore per notte.

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e questo è il sommario delle registrazioni delle ultime notti. Da notare sul segmento un tratto più scuro che rappresenta il sonno profondo, cioè quello che effettivamente conferisce il riposo.

Screenshot da Mi Band

È possibile anche sapere lo stato della batteria del sensore sul braccialetto dall’apposita voce nel menù. Per esperienza dico che può durare anche 50 giorni una carica, ma è meglio anticipare perché a volte la stima è approssimata e succede che Mi band si disattivi. Diciamo che arrivati al 25% sia tempo di ricaricare.

A proposito: la carica avviene togliendo il dispositivo Mi Band dal bracciale e inserendolo nell’apposito cavetto in una porta USB del computer o su un alimentatore qualsiasi con questa porta. Serviranno 90 – 100 minuti per completare la carica della batteria e lo stato sarà segnalato anche dai tre led  sul frontalino del sensore stesso.

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Altre APP

Sugli smartphone è facile trovare già installata almeno una applicazione capace di raccogliere dati da Mi Band e dispositivi simili. Per esempio sui sistema Android della Samsung potete trovare S-Health. Mentre su Iphone trovate l’applicazione Salute. Basterà autorizzare o configurare il prelievo dei dati dal profile Mi Fit ed il gioco è fatto.

Queste applicazioni sono dedicate al fitness ed in genere a gestire una sorta di giornale sull’attività umana. Inserendo notizie sull’alimentazione, sul peso e altri dettagli, ci possono restituire lo stato di salute.

Mi Band

PRO

  • Si trova a buon mercato con un modesto investimento: poco più di 20 Euro + spese di spedizione (provate a cercare per es.: su Amazon)
  • durata batteria notevole: con l’attuale versione si va oltre i 40 giorni,
  • ripete segnalazione di chiamata in arrivo dallo smartphone vibrando e lampeggiando il led centrale: utile se lo avete in borsa o se è lontano da voi,
  • impostabili fino a tre allarmi / sveglie,
  • applicazione software ben fatta e semplice da consultare,
  • dispositivo impermeabile a norma IP67,
  • disponibili braccialetti intercambiabili di varie colori e fantasie.

CONTRO

  • L’estate può risultare poco tollerabile indossare bracciali (io non indosso nemmeno l’orologio),
  • il dispositivo tende ad uscire dalla sua sede nel cinturino se battete il polso rischiando così di perderlo,
  • con la mia versione non vengono rilevati e registrati i battiti cardiaci,
  • non rileva il sonno pomeridiano,
  • non rileva attività fisica in bicicletta,
  • manuale estremamente sintetico,
  • le segnalazioni visive tramite lampeggio dei led o tramite vibrazione del sensore sono molte, ma  sono poco chiare mancando documentazione.
  • serve Bluetooth almeno in versione 4 sullo smartphone.
  • acquistabile solo su Internet.

Concludendo

Mi sembra un ausilio utile, seppure in chiave tecnologica. Penso sia un’anticipazione di cosa ci aspetterà il futuro con una miriade di sensori connessi che ci comunicano qualcosa che ci riguarda o ci interessa.

L’esperienza d’uso quotidiano è positiva. Non disturba più di tanto la presenza del sensore/braccialetto specialmente quando non fa caldo. Il materiale di cui è composto il braccialetto è di buona qualità. Inoltre non è necessario interagire con l’applicazione sullo smartphone in quanto una volta installato, la registrazione avviene automaticamente e regolarmente. Quando si è curiosi si può interrogare l’app Mi Fit. Volendo è possibile pubblicare sui Social media tali risultanze tramite apposita funzione.

È interessante notare che, stabilito un obiettivo in termini di passi, per esempio viene proposto inizialmente 8 mila passi, il dispositivo Mi Band segnalerà il suo raggiungimento con vibrazioni e sfarfallio di led. Di fatti si configura come un leggero incitamento a raggiungere l’obbiettivo fissato. La cosa è rafforzata da avvisi dell’applicazione Samsung Health a proseguire con l’attività fino al raggiungimento dell’obiettivo che può essere anche diverso dall’app Mi Fit.

Sta a voi raccogliere o meno l’esortazione. In fondo è a fin di bene!

Ho letto che la versione nuova del Mi Band possa rilevare anche i battiti cardiaci. Dunque sarà possibile non solo monitorare anche quelli, ma calcolare con più precisione anche il consumo di calorie dovuto all’attività fisica.

 

 

Pubblicato nuovo libretto elettronico “Acqua Calda Col Sole”

Dopo lunga gestazione, ho terminato e pubblicato questo nuovo libretto in formato e-book: “Acqua Calda Col Sole – Impianto Solare Termico autogestito”.

Copertina ebook Impianto solare termico autogestito

È disponibile nelle maggiori librerie online già da un paio di settimane. Fare click sulla copertina per andare su Amazon, per esempio.

Il tema è quello dell’adozione di fonti di energie rinnovabili per l’abitazione utile a ridurre il fabbisogno di energia primaria (gas, petrolio, ecc.) e per inquinare meno. Ma viene trattato anche il tema della gestione dell’impianto solare che non è così scontata.

Partendo da una esperienza personale, si illustra il sistema impianto e le sue componenti principali e poi i rimedi agli eventuali problemi che potrebbero capitare.

Spero sia utile a quanti abbiano già impianti solari termici sul tetto e a quelli che ci stanno pensando. Al suo interno si trovano diverse indicazioni utili e suggerimenti per verificare lo stato dell’impianto e decidere come gestirlo.

Se letto prima di adottare qualsivoglia tipo di sistema o prima di comprare casa, il libretto può aiutare a compiere le scegliere giuste.

Buona lettura!